Conclusa la rievocazione, Conan confida ai compagni che il mistero infantile era in realtà un passatempo architettato da suo padre Yusaku per distrarlo dagli impegni scolastici. Tuttavia, analizzando a posteriori la complessità degli indizi e le indicazioni ricevute dieci anni prima, il piccolo detective viene colto da un dubbio improvviso. Riesaminando l'enigma con la sua attuale esperienza, Conan giunge a una conclusione inaspettata: il gioco non era opera di Yusaku e il vero destinatario non era affatto Shinichi. Questa scoperta rivela l'esistenza di un misterioso interlocutore del passato che aveva lanciato una sfida silenziosa alla famiglia Kudo.